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Australia, terra da Extra Vergine di oliva

Alessandro Ragazzo
Dal n.69 di
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In principio fu solo una pianta da giardino, ma poi l’Olea Europaea si rivelò anche per gli australiani una pianta dalle grandi proprietà benefiche e commerciali. Testimonianze raccontano che il primo albero d’ulivo fosse stato piantato nel giardino botanico di Sydney nel 1800 da un certo George Sutter, un emigrante da Londra. Cronache ufficiali dicono che il Governatore James Stirling piantò alberi d’ulivo nel giardino della Parlament House di Perth nel Western Australia. Successivamente fu il Governatore del South Australia John Hindmarsh ad introdurre il frutto di origine mediterranea nella nuova città di Adelaide nel 1836. Arrivò poi nel Victoria nel 1870 e nel Queensland nel 1877. Nonostante le già conosciute proprietà benefiche, l’ulivo non fu mai promosso dagli agricoltori e produttori come valida alternativa all’uso sempre più frequente di grassi animali, burro e lardo, sia per usi domestici che commerciali.

La coltivazione degli ulivi in Australia va di pari passo con lo sviluppo della società e dei continui cambiamenti alimentari. La produzione di olio d’oliva ebbe un importante incremento tra la fine degli anni del 1870 e gli inizi del 1920. L’olio d’oliva fu menzionato già in ricettari del 1870, due terzi della produzione furono utilizzati per un consumo domestico, il resto venne utilizzato per uso industriale, nel campo tessile, come lubrificante e per il lavaggio della lana. Tra gli anni Venti e Sessanta del ‘900, il commercio agricolo si spostò sostanzialmente in altri settori, abbandonando quasi l’olivicoltura e costringendo molti produttori a cambiare settore, aumentando conseguentemente l’importazione d’olio d’oliva. Paradossalmente negli anni di forte immigrazione europea, l’incidenza di olio d’oliva per consumo domestico diminuì drasticamente a causa sia di alterazioni spontanee condizionate dalla cattiva conservazione, sia dolose per l’aggiunta di olio di canola e di olio da seme di cotone. Dopo gli anni ‘60, con l’importante flusso immigratorio aumentò la cultura alimentare di stile Mediterraneo e l’industria d’olio d’oliva ritornò ad ottimi livelli, a cui seguì una maggiore coltivazione di alberi di varie tipologie, introducendo anche tecniche di produzione e conservazione all’avanguardia.

Oggi finalmente il consumo d’olio d’oliva è molto più diffuso, anche grazie all’intervento di associazioni di settore che hanno promosso in modo intelligente la differenza delle diverse tipologie che si trovano in commercio, con l’aggiunta di informazioni nutrizionali e riconoscimenti di qualità a garanzia del consumatore. Si parla ovviamente sempre di VOO e EVOO (Vergin Olive Oil e Extra Vergine Olive Oil) costituito dal 25% della produzione totale australiana, che negli ultimi dici anni ha avuto un incremento importantissimo passando da un consumo procapite di 0,04 litri, registrati negli anni Ottanta a 1,53 litri pro-capite nel 2005. Nello stesso anno le statistiche riferivano di un consumo totale di oltre 37.8 milioni di litri d’olio d’oliva, di cui il 92% consisteva in prodotti importati, per un valore di oltre 146 milioni di dollari australiani.

La produzione di olio d’oliva in Australia nella campagna 2011-2012 ha toccato 19 mila tonnellate, con un aumento del 5,5% rispetto alla campagna precedente. Il trend previsto è in aumento, forte di una superficie olivetata di 30.000 ettari e 200 frantoi. Le varietà d’oliva più coltivate sono Arbequina, Azapa, Barouni, Correggiola, Frantoio (Paragon), Hardy’s Mammoth, Hojiblanca, Kalamata, Leccino, Manzanillo, Moraiolo, Nevadillo Blanco, Picual, Sevillano, UC13A6, Verdale, South Australian Verdale and Wagga Verdale. L’idea per il futuro è puntare sull’auto sostenimento del consumo domestico, concentrandosi sulla qualità Extra Vergine, aumentando la promozione ma sopratutto mirando all’educazione alimentare. 

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