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Profumi e sapori del Monte Pollino

Salvatore Marsillo
Dal n.66 di
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Il Parco Nazionale del Pollino, istituito nel 1988, si estende a cavallo tra la Calabria e la Basilicata e offre attrattive per tutti i gusti: vette oltre i 2000 metri (Monte Pollino e Serra Dolcedorme) con piste innevate per gli amanti dello sci, percorsi per il trekking tra gli arbusti del pino Loricato, che qui ha il suo habitat esclusivo, e una produzione agroalimentare di lunghissima tradizione. L’Ente Parco Nazionale del Pollino promuove e valorizza questo patrimonio attraverso progetti specifici finalizzati al continuo miglioramento della qualità dei prodotti locali, alla conservazione delle antiche pratiche e all’organizzazione dei produttori, soprattutto per metterli in contatto con gli operatori del settore turistico ricettivo. La lista dei prodotti tipici è vasta e golosa: le soppressate e i capocolli, i fagioli Dop e le cicerchie di Sarconi, il Canestrato di Moliterno, il caciocavallo podolico, il peperone di Senise (adatto all’essiccazione per il basso contenuto di liquidi, dopo essere stato infilzato nelle classiche collane esposte al sole), la melanzana rossa di Rotonda, il pane di Cerchiara e il miskiglio, pasta prodotta sin dal 1500, realizzata mescolando farina di orzo, fave, ceci e semola di grano duro. Alle falde del monte Pollino viene prodotto anche il Paddaccio, un formaggio realizzato con latte di pecora e di capra, non stagionato e non salato, con sapore leggermente acidulo e consistenza cremosa.

Ma l’areale del Pollino è anche terra di vino! La zona a maggior interesse enoico è nel versante calabro, coincidente con la Doc Pollino, compresa tra la Valle del Garga e la Valle del Raganello. La cultura del vino in Calabria ha origini molto lontane, risalenti alla dominazione greca dell’VIII secolo a.C.; attualmente il vino Pollino è prodotto nella provincia di Cosenza ed è un blend di vitigni autoctoni: il Gaglioppo per almeno il 60%, il Greco Nero e, per la parte residuale, vitigni a bacca bianca come la Malvasia, il Montonico Bianco e la Guarnaccia Bianca. La vera particolarità del Pollino è che qui dimorano le ultime viti di Magliocco Canino. Questo vitigno, del cui nome sono sconosciute le origini, è di antica coltivazione in Calabria ed è presente anche nella Marche e in parte della Sicilia. Il Magliocco Canino appartiene alla famiglia dei Magliocchi, dai quali differisce soprattutto per l’alto potenziale enologico; un tempo era utilizzato come uva complementare per irrobustire i vini locali e gradualmente è stato sostituito con il Gaglioppo, più produttivo e resistente. Solo di recente alcuni produttori, tra cui Librandi in collaborazione con il professor Attilio Scienza e con l’enologo Donato Lanati, hanno intrapreso la vinificazione del Magliocco in purezza, dando vita a un vino dal colore rosso rubino che nei profumi evoca le prugne mature, i ribes, la rosa canina, il timo, la menta e le foglie di tabacco mentre alla gustativa offre una beva fresca e scorrevole, morbida e abbastanza tannica.

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