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Chardonnay di Terlano, una rarità

Roberto Greco
Dal n.61 di
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Erano i primi giorni del luglio 1893 quando ventiquattro produttori locali costituirono le basi per la Kellerei Terlan, una delle cantine cooperative più importanti per il mercato mondiale del vino italiano. Centoventi anni di vita, quest’anno, per questo patrimonio della cultura vinicola italiana, dove oltre centoquaranta soci conferiscono le loro uve dai centocinquanta ettari di vigneto, piccolissime ed apprezzabili realtà agricole familiari, visionate ed assistite dalla cantina Terlano che in nome collettivo, trasforma ed imbottiglia con il proprio marchio oltre un milione e duecentomila bottiglie prodotte. Numerose le varietà coltivate a bacca bianca e rossa, tra nazionali ed internazionali, con particolare predilezione per le prime, e soprattutto per il Pinot Bianco e il Sauvignon, vitigni che nel corso dello scorso secolo si sono perfettamente integrati al clima di questi territori. I vigneti, posti in prevalenza su suoli più caldi ed arieggiati con leggera esposizione a sud, sono coltivati ad altitudini differenti e si distinguono nettamente per caratteristiche di natura geologica. Si parte da un’altezza di 280 metri, con terreni sabbiosi, vulcanici, con presenza di porfido quarzifero, fino ad arrivare ai 900 metri per trovare un misto di rocce rosse e marne. Peculiarità fondamentali che donano ai vini di Terlano un alto contenuto minerale, inconfondibile, in alcuni casi, come per le riserve di alcuni vini bianchi, una grande struttura e una spiccata longevità.

Oggi è il giovane Rudi Kofler, enologo dal 2002, a guidare le operazioni di coltivazione e di trasformazione attraverso un metodo di lavorazione convenzionale, puntando lo sguardo verso il biologico, senza l’uso di disserbanti e impiegando solo i trattamenti necessari. Straordinaria, anzi memorabile, è l’opera di conservazione di tutte le annate dei vini prodotti, grazie anche all’impegno dell’enologo Sebastian Stocker, una figura storica della cantina, “maestro di cantina” rimasto in attività a Terlano dal 1955 e senza soluzione di continuità fino al 1993, che ha deciso di custodire circa cinquecento bottiglie per ogni suo anno di lavoro, mentre nella cantina storica si possono ritrovare ancora tutte le annate antecedenti, fino al 1983.

Un’altra delle altre ragioni del prestigio della Cantina Terlano è la realizzazione di alcune Riserve monovitigno, Chardonnay in prevalenza, poi Pinot Bianco, Sauvignon e Terlaner, denominate anche Rarità o “metodo Stocker”. Le uve, dopo aver sostato per un anno in botti rovere da 70 ettolitri e dopo aver eseguito spontaneamente le due fermentazioni, passano in alcuni tini di acciaio di fabbricazione tedesca da 25 hl, dove rimangono sulle proprie fecce fini per un periodo di oltre dieci anni, prima che siano imbottigliate. Presentato in occasione del Vinitaly 2013, la rarità 2013 Alto Adige Terlaner Chardonnay 2000, prodotto solo in circa 3.340 bottiglie, un vino che alla vista presenta una tonalità dorata lucente, chiara e cristallina, con riflessi verdi, di ottima concentrazione. Il quadro olfattivo riporta a sensazioni complesse ed intense di agrumi maturi, lime e cedro in prima fila, intrecciati a ginestra e mimosa, ricami aromatici di erbe, mentuccia, frutta gialla matura, note vegetali di fieno, cenni salmastri e sfondo minerale. Bocca dinamica ed ampia, appagante, sostenuta dalla decisa nota sapida e dall’acidità, quasi affilata, equilibrata nel finale da una massa morbida e ben strutturata. Interminabili la persistenza gustativa e i ritorni minerali. Un vino dal grande potenziale, che, senza alcun dubbio, può ancora aspettare. Accompagna piatti articolati come un risotto limone e gamberi, o un filetto di San Pietro avvolto nelle alghe, con taccole e salsa di zenzero.

 

Cantine Terlano
Via Silberleiten, 7 
39018 Terlano (BZ)
Tel. 0471 257135 
www.cantina-terlano.com
office@cantina-terlano.com
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