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Erbaluce Passito

Salvatore Marsillo
Dal n.61 di
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L’Erbaluce è uno dei vitigni più antichi dell’ampelografia piemontese, sul quale si moltiplicano le testimonianze già a partire dal 1606 quando Giovan Battista Croce, gioielliere del Duca Carlo Emanuele I e grande esperto di vini, lo descriveva nei minimi dettagli nel libro “Eccellenza e diversità de i vini della Montagna di Torino”. Ma forse l’estimatore più noto, soprattutto per i suoi legami con la storia enologica contemporanea, è Leopoldo Incisa della Rocchetta, magistrato del Regno Lombardo-Veneto, che era stato costituito dal Congresso di Vienna dopo la parabola napoleonica. Questi, una volta ritiratosi dalla vita pubblica, si dedicò alle aziende di famiglia e alla sua passione per la coltivazione delle viti, soprattutto di Erbaluce, di cui apprezzava il “sugo dolce e assai gradevole”. Una piccola digressione: un secolo dopo, il pronipote di Leopoldo, Mario Incisa della Rocchetta, avrebbe continuato con la stessa passione a curare i vigneti famigliari, prima nelle proprietà piemontesi e successivamente in Toscana nel territorio di Bolgheri; per cui ci piace immaginare che, probabilmente, se non stato fosse Leopoldo a tracciare per primo quel solco e a instillare nelle generazioni future il sacro fuoco per la viticultura e l’enologia, forse oggi non avremmo il Sassicaia.

Ma torniamo all’Erbaluce. Attualmente la produzione di questa varietà è localizzata nella zona del Piemonte denominata Canavese che ingloba le province di Torino, Vercelli e Biella. Il grappolo è di medie dimensioni, leggermente allungato e compatto. L’acino è sferoidale, anch’esso di medie dimensioni, con buccia abbastanza pruinosa e non troppo spessa, di colore giallo dorato tendente al ramato nella parte esposta al sole. L’elevato livello di acidità e la fragranza aromatica della polpa rendono l’Erbaluce proclive sia alla spumantizzazione sia all’appassimento.

Tra le versioni passite di questo vitigno primeggia il Pescarolo 2006 delle Cantine Briamara, rientrante nella Doc Caluso Passito (Docg dal 2010). Sfumature tra l’oro antico e l’ambrato aprono il sipario a profumi di fiori appassiti (camomilla, rose gialle, tarassaco), datteri, cotognata, fichi secchi alle mandorle e miele di erica, sospesi in una soffice nuvola eterea. Un ampio ventaglio di erbe aromatiche disidratate vanno a rifinire un olfatto paradigmatico ma tutt’altro che scontato. Il sapore viaggia sul delizioso intreccio di note dolci, ma non troppo, e acide, quasi citrine, bilanciate al millimetro. Nel finale rilascia sensazioni di frutta secca e note boisé a ricordare la lunga maturazione, ben 4 anni, in legni usati. Per centrare l’abbinamento ci dobbiamo rivolgere al Bonèt, il dolce piemontese a base di amaretti, cacao e rhum, ma certamente non stonano i dolciumi prodotti dall’azienda stessa, come i cioccolatini “Briamanti”, ripieni di Erbaluce Pescarolo, o le gelatine “Acini golosi”, al gusto di passito.

 

Cantine Briamara
Via Trento, 1
10014 Caluso (TO)
Tel. 338 9225222
www.cantinebriamara.it
cantinebriamara@canavese.it
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