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Il Vinitaly ha perso una grande occasione per un’Italia più ricca

Franco M. Ricci
Dal n.58 di
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Domenica 7 Aprile ricomincia il Vinitaly. Si apriranno gli Stand per migliaia di Produttori di vino che cercheranno di fare affari.

Molti li faranno, altri un po’ meno. Ma certamente Vinitaly è una buona occasione. L’unica, se escludiamo quelle opportunità che un Produttore si crea da sé per il mondo.

Veronafiere crea ricchezza a se stessa affittando spazi, offrendo opportunità di contatti, organizzando eventi e convegni in ogni parte del mondo.

Ma noi siamo scontenti lo stesso. A noi non basta far conoscere il vino con un bicchiere e con una stretta di mano: lo sanno tutti.

Non basta perché non è sufficiente per creare ricchezza nel Paese.

Anzi si mette in moto, paradossalmente, un meccanismo destinato ad una piccola parte di popolo. Perché al Vinitaly vanno quelli che bene o male il vino lo conoscono, alcuni per il vino, altri per passeggiare.

Ci abbiamo provato più volte, nel corso degli anni passati, ad incitare gli animi delle dirigenze di Veronafiere, abbiamo provato a convincerli di convertire il mero spazio fieristico in un ideale, ampissimo spazio culturale intorno al mondo.

Motivo? Aggredire i mercati degli ignoranti del vino.

Individuare nella conoscenza del vino uno dei punti più forti del marketing.

Eppure Vinitaly nasce insieme ad Associazione Italiana Sommelier nel 1965, o giù di lì. Insieme avrebbero potuto fare un percorso di 50 anni che avrebbe sicuramente giovato al Paese e reso più ricca l’Italia.

Perché l’idea, che non è un’idea ma una semplice equazione, è sempre stata quella di unificare queste energie per operare insieme nella cultura e nell’arte del Vino di qualità.

Vinitaly e Sommelier sarebbe dovuto essere un binomio inscindibile, dall’antichità ad oggi, passando per la modernizzazione delle vendite e della figura del Sommelier da mescitore a grande comunicatore.

Tutto questo non è avvenuto. Anche per questo oggi l’Italia è più povera di cultura del vino, ed è anche per questo che oggi l’Italia si trova ad aver perso una grande occasione per essere più ricca.

Possiamo ancora farcela, con un po’ di buona volontà e meno pressappochismo.

Perché oggi a cinquant’anni si è ancora giovani.

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