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La forza della ripresa e lo Sciacchetrà

Roberto Greco
Dal n.54 di
Fotografia

Se si attraversa quel tratto di costa ligure, paesaggio incantevole denominato Le Cinque Terre, non si può non ammirare borghi unici nella loro conformazione come Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Centri abitati, tuttora “feriti” dove è ancora vivo il ricordo della violenta alluvione del 25 ottobre del 2011. Qui si fa conoscenza con gente pratica, determinata, che ad un anno e mezzo dal disastro, silenziosamente e con tanto voglia di fare, sta cercando di risollevarsi. Si possono intravedere, soprattutto nel paese di Monterosso, alcune centinaia di piccoli mattoni rossi incastonati nei muretti, dove in ognuna di queste formelle sono state incise dediche e messaggi scritti da tanti anonimi donatori, ma soprattutto da quei tanti volontari che hanno cercato di soccorrere la gente del luogo e cancellare le ferite dell’inondazione che si era appena abbattuta su questi piccoli comuni.

Paesi esclusivi, di origine medievale, originati da popoli che decisero di superare le valli del fiume Vara, una migrazione determinata essenzialmente dell’esistenza di un clima migliore adatto alla coltivazione della vite e dell’ulivo. E di strada quelle genti ne hanno fatta tanta poiché, oggi tutti i vigneti delle Cinque Terre, cento ettari in tutto, sono tutelati dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità. In questi territori, esiste un vino bianco ricavato dalla selezione delle uve migliori di varietà locali adatte all’appassimento, Bosco, Vermentino, Albarola e a volte anche alcuni grappoli di Bruciapagliaio, bevuto fino a qualche ventennio fa solo nei giorni di festa: il nome è Sciacchetrà. Originariamente fu definito anche “refursà”, termine solitamente in uso ancora dai contadini del luogo, cioè rinforzato, per magnificarne l’elevata concentrazione zuccherina e il pronunciato tenore alcolico. Alcune narrazioni ci raccontano anche di Regnanti, Papi e Cardinali, complici nell’esaltare le virtù di quel prezioso nettare. Il termine Sciacchetrà compare per la prima volta nel 1892, quando il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini narrava che “le uve migliori si mettono al sole per ottenere lo sciaccatras, un vero liquore color oro brillante da bere in piccoli bicchieri”. Oggi lo Sciacchetrà rappresenta una delle denominazioni più importanti della zona, un vino erede di quella viticoltura ligure, collocata in un territorio complesso, difficile, anche per la sistemazione a terrazzamenti dei vigneti, ma ancora adesso di grande interesse enologico.

Un esempio straordinario di questo territorio si ritrova nel Cinque Terre Sciacchetrà Riserva 2008 di Luciano Capellini, proprietario di un piccolissimo vigneto, un ettaro vitato di cui la metà in affitto, situato nella piccola frazione di Volastra nel comune di Riomaggiore. Alla vista si presenta di colore giallo oro, molto luminoso e consistente. Il panorama olfattivo è caratterizzato da profumi ampi e complessi, di fichi secchi, albicocca disidratata, agrumi canditi, miele di zagara, chiude con un sottofondo floreale di fresia e una delicata nota marina. La bocca è avvolgente e morbida, dolce, mai stucchevole, sostenuto da una determinata scia acida e da un’elegante trama sapida. Lunga la persistenza. Dopo l’appassimento subisce una macerazione sulle bucce per venti giorni circa, poi fermentazione e maturazione per due anni in acciaio. Pandolce alla genovese o con Amaretti di Sasello.

Luciano Capellini
Via Montello 240 B
Volastra di Riomaggiore (SP)
www.vinbun.it
capellini@vinbun.it

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