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Germania / Classificazione dei vini
Pubblicato il: 08/11/2010

Della Germania il vino non è certo uno dei primi simboli a venire in mente, semmai il pensiero va subito alla birra. E invece siamo di fronte a un Paese che esprime in alcune zone una qualità media tra le più elevate al mondo. Simbolo di uno stile inconfondibile che, passate le mode dei tardi anni Novanta, sta riscuotendo finalmente sempre più successo. Purtroppo con una legislazione e una classificazione dei vini decisamente cervellotiche, per noi molto difficili da interiorizzare.

Non è mai stato facile muoversi all’interno delle tante categorie dei vini tedeschi, sia per la difficoltà di capire e memorizzare parole da venti lettere, che per la loro oggettiva complessità. Ora, però, è finalmente in atto un progressivo processo di semplificazione. Dove non è arrivata la legge, infatti, è arrivata la caparbietà e la forza di autoregolamentazione dei produttori migliori che hanno deciso di andare oltre la vecchia normativa sfruttando la Verband Deutscher Prätikatsweingüter (VDP), l’associazione che li unisce già dal 1910 e che compare austera su tutte le loro etichette, con l’aquila stilizzata che tiene un grappolo d’uva.

L’ultima classificazione ufficiale, con qualche aggiustamento, risale al 1971 e si basa essenzialmente sui contenuti zuccherini del vino, dando molto meno peso alle differenze di terreno e rendendo praticamente del tutto confondibili gli einzellage, cioè le singole vigne, dai grosslage, le aggregazioni di molte vigne, o addirittura dai bereich, che sono distretti ancora più ampi. Quindi, nonostante la grandissima tradizione di dare massima importanza ai territori più vocati, di dare loro un nome e, perfino, di far pagare le tasse in base ad una graduatoria dei vigneti migliori, un consumatore si ritrova con molti dubbi nel leggere l’etichetta.

I produttori delle regioni più importanti, poi, negli anni scorsi hanno introdotto dei nomi che avrebbero dovuto identificare i vigneti superiori, utilizzando però delle nomenclature diverse tra zona e zona, creando ancora più confusione. Ecco perché la recente decisione di introdurre uno schema unico ha quasi dell’epocale. Questo interviene solo a livello dei QmP, i Qualitätswein mit Prädikat, cioè i vini migliori, quelli per i quali è vietato lo zuccheraggio e che sono sottoposti ai controlli maggiori. Resta dunque inalterata la tradizionale nomenclatura di legge per gli altri vini, che vede, in ordine di qualità crescente, i tafelwein (vini da tavola), i landwein (una sorta di Igt) ed i QbA (Qualitätswein bestimmter Anbaugebiet), questi ultimi spesso di una qualità già accettabile, ma ottenuti quasi sempre con l’aggiunta di zucchero.

Quanto ai QmP, resta valida l’applicazione della classificazione storica solo per i vini non secchi, cioè quelli halbtroken (con zucchero residuo tra 9 e 18 gr/l) e quelli dolci (residuo superiore a 18 gr/l); questi, a seconda del potenziale alcolico dell’uva ed espresso in gradi Oechsle, sono classificati in scala crescente in Kabinett, Spätlese (vendemmia tardiva), Auslese (vendemmia selezionata, già con una parte di acini attaccati da botrytis cinerea), Beerenauslese (acini selezionati, spesso completamente botrytizzati), Trockenbeerenauslese (acini selezionati totalmente appassiti, cioè del tutto attaccati dalla muffa nobile); categoria a parte gli Eiswein (vini di ghiaccio) derivanti da uve vendemmiate con acini ghiacciati naturalmente e sottoposte ad un ulteriore processo di concentrazione naturale.

Tale classificazione, dunque, secondo la VDP non si applicherà più ai vini secchi (ancora oggi si trovano molti Kabinett e Spätlese trocken). Questi, se provenienti da uno dei siti migliori (solo 45 nell’intera Mosel-Saar-Ruwer) e rispettando un rigido disciplinare qualitativo, potranno fregiarsi della menzione di Grosses Gewächs e del simbolo di un numero uno. Nel caso di vini dolci, invece, la terminologia usata per tutti è quella di Erste Lage, sempre con lo stesso simbolo identificativo. Unica eccezione il Rheingau, dove per motivi di legge locale verrà ancora adottato per qualche anno un proprio nome per tutti i vini di vigneti superiori, Erste Gewächs.

L’applicazione di queste nuove norme è inevitabilmente facoltativa e così vi sono delle aree nelle quali è già ampiamente diffusa, come nella Nahe, mentre altre nelle quali non è ancora stata accolta da tutti, come nella Mosel-Saar-Ruwer. Ma alla fine, quando si giungerà ad una reale e completa applicazione di questa classificazione, si avrà anche una piena e più chiara distinzione tra vini dolci e secchi.

Completano il quadro altre denominazioni di carattere commerciale, come la dizione feinherb, che indica vini semi-dolci con normalmente una trentina di grammi di zuccheri residui, oppure goldkapsel (capsula d’oro) che invece indica una selezione particolare dei grappoli, con il massimo raggiunto dalla lange goldkapsel (lunga capsula d’oro). Queste ultime due hanno quotazioni commerciali molto più elevate delle etichette corrispondenti e spesso sono destinate ai meccanismi d’asta annuale (i Ring). Infine, nella nomenclatura tradizionale, ma non più nelle ultime norme VDP, i nomi dei vigneti superiori devono essere preceduti da quello del villaggio in cui si trovano, con l’aggiunta del suffisso –er. Ürziger Würzgarten significa quindi che il vino viene dal vigneto Würzgarten, che si trova nel villaggio di Ürzig.

 

 
 
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