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Amarone: un grande successo da gestire al meglio
Il confronto con Brunello di Montalcino e Barolo
Giovedì 28 Marzo 2002
L’inarrestabile affermazione dell’Amarone di questi ultimi anni deve essere maggiormente tutelata e mantenuta attraverso una migliore regolamentazione e gestione delle produzioni, con disciplinari che indichino i quantitativi massimi per le uve destinate all’appassimento e fissino anche precisi parametri qualitativi

Negrar (Verona) 28 marzo 2002 - In Valpolicella, una delle aree vitivinicole più prestigiose del nostro Paese, si sta registrando in questi ultimi anni una sorta di rottura del dogma economico “maggiori produzioni, prezzi minori”.

Un esempio eclatante a questo proposito viene dal vino principe della Valpolicella, quell’Amarone che assieme a Brunello di Montalcino e Barolo si contende la palma del miglior vino rosso italiano.

“Sicuramente l’Amarone – ha sottolineato il sen. Giuseppe Gaburro, presidente della Cantina sociale di Negrar che ha ospitato giovedì 28 marzo un convegno sul tema “50 anni. Valpolicella Classica e storica – Testimonianze e riflessioni per uno sviluppo condiviso” – è tra i vini italiani che negli ultimi anni ha fatto segnare lo sviluppo più importante, sia in termini di quantità prodotte che di prezzi realizzati”.

Gaburro ha evidenziato come le uve destinate all’appassimento per la produzione dell’Amarone siano passate dagli 82.000 q del ’97 ai 125.000 q dello scorso anno per una relativa produzione di bottiglie che è cresciuta dai 4,3 milioni del ’97 ai potenziali 6,6 milioni (non sono, chiaramente, ancora in commercio) dello scorso anno.

Se poi si vanno ad analizzare i prezzi, almeno quelli ufficiali della Camera di commercio relativi al prezzo medio del prodotto sfuso all’origine, si osserva come si è passati dalle 3.500 lire/litro del ’95 alle 15.000 lire/litro attuali. Ma si tratta di un dato che non evidenzia appieno la realtà attuale del vino di punta della Valpolicella, dal momento che anche sfuso, per un prodotto di particolare pregio qualitativo, raggiunge oggi facilmente prezzi di 25.000 lire al litro.

Ma è sicuramente in bottiglia che l’Amarone assume tutta la sua grande valenza, anche economica. E tutto questo grazie a quel valore immateriale e intellettivo che appartiene ad ogni singolo produttore e che rappresenta, assieme al territorio, il suo vero plus valore.

“Su quest’ultimo aspetto – ha evidenziato Gaburro – riteniamo che la Valpolicella abbia ancora delle potenzialità inespresse. Rispetto, infatti, ad esempio, a Barolo e Brunello, non siamo ancora riusciti a conferire al nostro Amarone la stessa valenza territoriale che oggi godono i due altri grandi vini italiani”.

Gaburro si è quindi soffermato su un interessante confronto tra l’Amarone e, appunto, il Barolo e il Brunello di Montalcino (vedi tabella). Dal confronto è emerso, innanzitutto, che sia il grande vino piemontese che quello toscano oggi sono regolamentati da un disciplinare sicuramente più rigido rispetto all’Amarone, sia in termini di resa consentita ad ettaro che di superficie destinata alla produzione.

Importante, per capire le potenzialità produttive dell’Amarone e, conseguentemente, la necessità di disciplinare il suo sviluppo, è sottolineare come attualmente la superficie vitata della Valpolicella è di circa 5.000 ettari e che oggi non esiste alcuna regola che impedisca che tutto il vigneto Valpolicella si trasformi in Amarone.

Per tale ragione il presidente della Cantina di Negrar ha indicato alcune possibili regole per arrivare ad un dimensionamento produttivo dell’ Amarone che si possono così sintetizzare:

- raggiungere, finalmente, il riconoscimento della docg e così imporre nel disciplinare una resa ad ettaro di 80 q (nel disciplinare attuale è di 120 q/ha);

- rimanendo ancora nella doc, si potrebbero destinare solo le aree collinari alla produzione di Amarone o, in alternativa, imporre dei limiti percentuali ad ettaro per la sua produzione più ridotti rispetto a quelli proposti nel nuovo disciplinare al vaglio della Commissione tecnica del Comitato nazionale delle doc;

- imporre un blocco concreto dei diritti di impianto.

A quest’ultimo riguardo Gaburro ha apprezzato una recente presa di posizione del presidente del Consorzio di tutela dei vini della Valpolicella, Emilio Pasqua di Biseglie, che ha denunciato il grave rischio di aumenti incontrollati della superficie vitata in Valpolicella.

Il successo, come è noto, fa gola a tutti, ma sarebbe estremamente pericoloso, ha sottolineato Gaburro, non trovare formule adeguate per impedire che la zona di produzione della Valpolicella si ingrandisca senza regole precise e che l’Amarone diventi l’unico prodotto sul quale investire.

Sulla stessa linea di Gaburro si sono pronunciati anche due importanti nomi storici della produzione enologica della Valpolicella, Gaetano Bertani, consigliere delegato dell’omonima azienda vitivinicola, e Maurizio Ferri, presidente della Casa vinicola Bolla. Per Bertani è fondamentale arrivare ad un disciplinare che fissi la percentuale di uve da ammettere all’appassimento e che regoli chiaramente, dal punto di vista tecnico, la pratica del ripasso.

Per il presidente della Bolla il consolidamento del successo dei vini della Valpolicella, primi fra tutti Amarone e Recioto, passa inevitabilmente dalla capacità di far percepire all’esterno le grande originalità dei processi produttivi di questi vini. “Ci siamo fatti conoscere troppo tardi – ha detto Ferri – l’Amarone, infatti, esisteva anche 20 fa ma nessuno lo conosceva”. “Oggi – ha proseguito Ferri – in una fase di successo di queste dimensioni ci troviamo di fronte all’occasione irripetibile di far diventare i vini della Valpolicella come la locomotiva che traina tutta la produzione enologica della provincia di Verona”.

Una provincia, che è bene ricordarlo, rappresenta, in termini di produzione di doc e di esportazioni, la prima zona vitivinicola italiana.

“Ma è fondamentale – ha evidenziato Ferri – che ci siano regole precise e controlli severi sulle uve messe a riposo estesi a tutte le aziende. In questo senso il Consorzio di tutela, alla luce anche della recente legge che riconosce i controlli erga omnes, riveste un ruolo chiave nella gestione intelligente dello sviluppo dei vini della Valpolicella”.

Anche il presidente della Bolla si è rammaricato del mancato riconoscimento della docg per vini come Amarone e Recioto. “Per un’azienda come la nostra che ha fatto dell’esportazione una scelta strategica fondamentale – ha spiegato Bolla – è frequente sentirsi chiedere all’estero come mai due così grandi vini non hanno ancora raggiunto la garantita. Noi riteniamo questa “g” ancora fondamentale per l’immagine delle produzioni enologiche italiane”.

Sulla questione della docg è intervenuto anche l’assessore regionale all’agricoltura del Veneto, Giancarlo Conta che ha sottolineato come “la docg forse non è la bacchetta magica che risolvere ogni problema, tuttavia, risulta alquanto singolare constatare come quello che concorre per essere il migliore vino rosso d’Italia sia, tra i grandi vini rossi, quello che ancora non l’ha raggiunta”.

E’ infine intervenuto il sottosegretario al Ministero delle politiche agricole, con delega alla vitivinicoltura, del Ministero delle politiche agricole, Teresio Delfino, che ha presentato i programmi del Mipaf e del Governo per il sostegno alla produzione vitivinicola nazionale.

“Le nostre iniziative più concrete – ha detto Delfino – sono concentrate, attualmente, su una maggiore collaborazione con le Regioni, per creare un sistema unico e coeso; sulla definizione dell’articolo 64 relativo alla regolarizzazione dei vigneti abusi, per i quali è attualmente aperto un contenzioso con l’Unione Europea che ci vede impegnati per non perdere quei 170.000 ettari ritenuti importanti per il nostro settore; sulla definizione dell’inventario vitivinicolo che stenta a concludersi in alcune aree del nostro Paese (se non si danno dati certi si rischia di fare la fine del settore zootecnico con le quote latte, nonché di perdere importanti sostegni finanziari da parte dell’UE); infine, stiamo mettendo a punto un programma concreto di promozione dei nostri vini, a partire dalla costituzione di una Enoteca d’Italia che coordini tutte le iniziative volte a far apprezzare sempre di più la nostra produzione enologica”.
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